Alimenti fermentati e cibi ricchi di fibre
I ricercatori hanno arruolato in uno studio clinico 36 adulti sani e li hanno assegnati in modo randomizzato a due gruppi, che hanno seguito per 10 settimane una dieta che includeva rispettivamente cibi ricchi di fibre, come legumi, cereali integrali e noci, o cibi fermentati.
Il team di ricercatori ha raccolto campioni di sangue e feci dei partecipanti prima, durante e dopo l’intervento dietetico.
I partecipanti che hanno assunto cibi fermentati sono risultati caratterizzati da una maggiore diversità del microbiota intestinale. Una bassa diversità del microbiota è stata precedentemente correlata all’obesità e al diabete.
Inoltre, in questi soggetti sono stati osservati una ridotta attivazione di quattro tipi di cellule immunitarie e ridotti livelli nel sangue di 19 proteine infiammatorie.
Una di queste proteine è risultata correlata a condizioni come il diabete e lo stress cronico. Nessuna di queste proteine infiammatorie è risultata invece ridotta nei soggetti che hanno consumato una dieta ricca di fibre.
Microbiota intestinale e dieta
I ricercatori hanno invece osservato nei campioni di feci dei partecipanti che hanno seguito una dieta ricca di fibre livelli alterati di acidi grassi a catena corta e un aumento dei carboidrati.
Ciò suggerisce che i microbi presenti nell’intestino di questi individui non siano in grado di degradare completamente la fibra; questi risultati supportano quindi l’ipotesi che il microbiota di chi vive in Paesi industrializzati presenti bassi livelli di microbi che “digeriscono” le fibre.
La diversa risposta ai due interventi dietetici potrebbe essere dovuta al fatto che i cambiamenti nella diversità del microbiota indotti dal consumo di fibre impiegano più tempo a manifestarsi rispetto a quelli indotti dai cibi fermentati.
«È possibile che un intervento più lungo possa consentire al microbiota di adattarsi adeguatamente all’aumento del consumo di fibre», afferma la coautrice senior dello studio Erica Sonnenburg. «In alternativa, potrebbe essere utile l’introduzione di microbi in grado di degradare le fibre per aumentare la capacità del microbiota di metabolizzare i carboidrati».
Conclusioni
Il team di ricercatori ha in programma di studiare i meccanismi molecolari con cui i diversi interventi dietetici alterano il microbiota e di analizzare se il consumo di cibi fermentati sia in grado di ridurre l’infiammazione nelle persone con malattie immunitarie e metaboliche. «Esistono molte strategie per intervenire sul microbioma utilizzando cibo e integratori; speriamo quindi di continuare a indagare le modalità con cui diversi regimi alimentari o la somministrazione di probiotici e prebiotici influiscono sul microbioma e sulla salute in diversi gruppi», conclude Erica Sonnenburg.
Fonte: Microbioma.it